Il sistema dei flussi internazionali riflette una crescente difficoltà nella gestione dei rapporti di corrispondenza, con impatti diretti sulla fluidità aziendale. Se il fenomeno del De-risking rappresenta l’apice delle limitazioni strutturali, l’adozione di verifiche ridondanti genera una latenza operativa che si traduce in una dilatazione dei tempi di regolamento, condizionando l’operatività delle tesorerie. Secondo il report FATF “Guidance on Correspondent Banking Services”, la limitazione operativa di intere categorie di clientela o la restrizione dei flussi non rappresenta una corretta gestione del rischio, ma una rinuncia alla gestione proattiva che limita l’efficienza.
L’analisi evidenzia come l’ottimizzazione dei processi derivi dalla piena padronanza degli indirizzi normativi internazionali e da strumenti adeguati a supporto della validazione dei dati. Spesso l’approccio convenzionale estende i processi con verifiche non proporzionali e non strettamente richieste dalle raccomandazioni globali. Questo genera una necessità di interventi tecnici e richieste di informazioni (RFI) non preventivate, con conseguente dilatazione dei tempi di regolamento, specialmente in geografie ad alto potenziale.
In questo contesto, la competenza normativa e l’integrazione di architetture finanziarie basate sulla pre-validazione dei dati si configurano come l’alternativa più evoluta per superare i limiti dei circuiti tradizionali. Rispondere ai requisiti di trasparenza richiesti dai corrispondenti prima dell’esecuzione permette di eliminare le asimmetrie informative che innescano i blocchi e la necessità di revisione del profilo di rischio (risk assessment adjustment).
Assicurare la conformità ai parametri internazionali garantisce il mantenimento del controllo sulla regolarità dei flussi cross-border, sincronizzando i movimenti finanziari con i cicli del business ed eliminando i tempi d’attesa non programmati.
Fabrizio Garrubba, Managing Director




